Maeve Brennan

Maeve Brennan era bellissima, irlandese e scriveva proprio bene. Io non ho avuto il piacere di conoscerla, per questioni più che altro di geografia e di un distacco temporale tutt'altro che d'aiuto. In ogni caso sono sicura che se mi fosse successo ci avrei preso dei gran caffé per saperne di più.

Approda dalla sua Dublino alla grande America a diciassette anni, al seguito di un padre diplomatico. Lui ritorna, lei invece resta, assunta tra le fila di Harper's Bazar prima e New Yorker dopo, da un giorno imprecisato del quarantanove in poi. Scrive di moda, libri e racconta New York nella rubrica The talk of the town. Roba che il vicino di sedia era Auden. Roba che New York quando piove, quando ci sono cani maleducati o quando capita di vedere, in un seminterrato, una gabbia piena di uccellini in vendita. A memoria del collega William Maxwell (dalla prefazione a Il principio dell'amore, Bur, 2006, 8 e 90), nel suo ufficio,  un ritratto di Colette faceva su e giù dalla parete vicino a lei, la stessa su cui un giorno riportò a matita una citazione di Yeats

Soltanto ciò che non insegna, ciò che non chiede a gran voce, ciò che non convince, ciò che non accondiscende, ciò che non spiega è irresistibile.

Scrisse d'Irlanda e irlandesi, di matrimoni e racconti  sulle coppie e le loro incomunicabilità. Il meglio lo scrisse nel post matrimonio, forse. Fu, infatti, la fortunata quarta moglie del suo primo marito, uno scrittore alcolizzato dal quale poi divorziò. A guardarne certi ritratti sembra una Holly Golightly fatta e finita, senza Peppard ancora. Visse in albergo nonostante le proprietà immobiliari e aveva senso dell'umorismo. Sempre Maxwell racconta della volta in cui un tale scrisse in redazione per sapere se fossero previste altre pubblicazioni dei racconti della signorina Brennan. Copia carbone della risposta fu girata alla Brennan che, in calce per traverso, a firma Maxwell rispose:

Caro Signor Boyce, mi rincresce terrbilimente essere il primo a comunicarle che la povera signorina Brennan è deceduta. Conserviamo la sua testa qui in ufficio, in cima alle scale, dove si fermava sempre.

E proseguiva narrando di come si fosse sparata un colpo alla schiena con l'aiuto di uno specchietto, davanti a St. Patrick. Di come, in seguito, il suo corpo, nascosto nella cassetta delle offerte della cattedrale, veniva recuperato da sei energici sacerdoti in quanto raggomitolato e quindi di ostica estrazione. Poi successe l'aggravarsi di problemi psichici.  Dimora fissa fu presa nella toilette delle signore, in redazione. Successe che la tollerassero nel pieno del baratro e successe che in pratica nessuno può essere salvato da sé stesso. Se vi andasse di leggerla, e ve lo consiglio, cercatela qui.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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