Fitzgerald, Petrarca e il femminismo

Il solo oggetto assolutamente immobile nella stanza era un divano enorme su cui erano posate … due giovani donne [Daisy e Jordan]… Erano vestite di bianco e con le gonne fluttuanti e drappeggiati come se fossero appena ritornate da un breve volo intorno alla casa.

[Daisy] incominciò a farmi domande con quella sua voce bassa e conturbante. Era il tipo di voce che l’orecchio segue in tutte le sue modulazioni come se ogni parola fosse un raggruppamento di note che non verrà mai più ripetuto. Il viso di lei era triste e bello, pieno di cose splendenti: occhi splendenti e una splendente bocca piena d’ardore.

Leggendo la descrizione di Daisy in Il Grande Gatsby ho avuto un flash:

Gli occhi sereni e le stellanti ciglia, – La bella bocca angelica di perle – Piena e di rose e di dolci parole

Proprio così. Daisy è la reincarnazione della Laura di Petrarca, ideale di bellezza e essere meraviglioso. Non solo. Daisy è sfuggente e incantevole come la donna-angelo dello stilnovo, il cui sguardo splendente oppure un cenno del capo o della mano bastano a sconvolgere l’innamorato. Queste donne sono figure vaghe e inavvicinabili, che si stagliano con la loro grazia rara e intoccabile in un orizzonte più divino che umano. Di Beatrice, ad esempio, non conosciamo nulla dell’aspetto fisico. Lei è puro simbolo del sapere teologale, manifestazione della perfezione divina, guida verso la salvezza. Perlomeno Daisy non assurge al ruolo di redentrice, ma al contrario diventa causa della rovina del protagonista. Da uno stereotipo all’altro: dalla donna che salva dal peccato, alla donna che con la sua forza diabolica trascina nell’abisso.

Beatrice è tanto sublimata da risultare del tutto irreale. Anche Laura, pur essendo celebrata per la sua bellezza esteriore, e non spirituale, è priva di qualsiasi personalità e finisce per essere nient’altro che un simbolo: il simbolo della bellezza naturale e della superiorità della poesia lirica. Come per Daisy, le sue caratteristiche non hanno nulla di individuale, ma sono un’accozzaglia di tutti i tipici pregi femminili.

Sono rimasta davvero sorpresa nel ritrovare una donna simile in un romanzo americano del secondo Novecento. Daisy, come le donne dello stilnovo, è circondata da un’aura mitica ma ha una personalità vaga e sfuggente: parla per dire sciocchezze, agisce in modo incostante e sconclusionato. Il suo ruolo nel romanzo è quello di una miccia che accende l’azione di Gatsby, così come Beatrice è la forza astratta che porta  Dante all’elevazione spirituale.

Questo ritorno della donna-angelo in Fitzgerald ha dell’incredibile. Il personaggio di Daisy ha annientato in un batter d’occhio le pagine di Boccaccio, in cui la donna viene descritta come un essere complesso, dotato di desideri e passioni, astuto, capace di farsi valere in opposizione agli uomini. Ha scavalcato Flaubert, dove si ha un ritratto femminile realistico e dolorosamente veritiero. Ha calpestato tutte le autrici che nel frattempo hanno descritto le donne dal punto di vista delle donne. Il grande Gatsby mi ha fatto riflettere su cosa significhi per un uomo innamorarsi: la propria amata diventa davvero un essere etereo la cui risata è il gorgoglio di un ruscello in primavera e i cui occhi sono stelle del firmamento? Mi volete davvero dire che gli uomini perdono la testa in modo tanto ridicolo?

Ma è tutt’altra la riflessione che ritengo decisiva. Leggendo le poesie dello stilnovo dal punto di vista di una post-post-femminista del XXI secolo ho sempre percepito che idealizzare la donna è un modo per non dover fare i conti con la sua vera natura. Beatrice e Laura sono figure statuarie ma passive, del tutto prive di emozioni, sentimenti, passioni, desideri. Esaltando la donna come una dea, la si nega come persona, e le si impedisce di avere una voce, un pensiero, un ruolo attivo. La stessa idea si ritrova in Fitzgerald. Daisy è una donna il cui unico valore è quello di essere bella e un po’ stupida, piatta come un dipinto, vuota come una statua di bronzo. Nel XX secolo la donna può ancora essere descritta in questo modo? E nel XXI?

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

3 Commenti
  1. discorso interessante che nulla toglie al valore artistico e culturale di Petrarca, Dante e Fitzgerald. Io dalla narrativa moderna mi aspetto personaggi femminili e maschili credibili e coerenti con le ambizioni dell’autore. Occorre chiedersi: (non ho letto Il grande Gatsby) donne come Daisy possono esistere nella realtà? Se sì secondo me vanno raccontate e poi Fitzgerald è riuscito a raccontare ciò che voleva nel modo più efficace? Se sì allora il romanzo può dirsi riuscito

  2. @Paolo: concordo. Piccola nota: Fitzgerald é fuor didubbio uno dei piú grandi autori americani. E penso non ci sia da discutere sul valore letterario di Petrarca e Dante. Riguardo a Daisy, secondo me semplicemente non é una donna, non é una persona, é un “espediente narrativo” e un “cliché culturale”. Insomma, il suo ruolo non é quello di essere un personaggio. Detto questo, il Grande Gatsby é un capolavoro 🙂