Pratiche e livelli di (ri)lettura in Topolino

 

Leggere Topolino non significa semplicemente leggere Topolino. Oltre al cosa, infatti, bisogna anche vedere dove e soprattutto quanto lo si legge. Perché parliamoci chiaro: l’amato fumetto dalla costa gialla è stato il primo accesso alla lettura per molti di noi, e quando si inizia a manipolare un’azione, una pratica nuova, bisogna prenderla un po’ da tutti i lati. Le prime volte, da piccino, non è che leggi e basta: guardi, tocchi, annusi, riguardi, ritocchi, poi lo fai a tavola, in bagno, per terra, a letto. Insomma, lo provi dappertutto e scopri il pattern più congeniale per la tua esperienza con Topolino. Per inciso la mia è rileggere lo stesso numero quaranta volte in bagno.

Dove. Di solito uno i libri li legge in due/tre posti standard deputati alla concentrazione e al silenzio o, per i pendolari, alla noia da scacciare via. Ecco, con Topolino è diverso. Lo puoi leggere dovunque, tipo  a tavola. A chi di noi non è mai successo di riaprire un volumetto dopo 10 anni e trovarci dentro delle vecchie briciole di pane o formaggio grattugiato? Rustici simulacri di quando, a pranzo della nonna con tutti i parenti con lo sguardo puntato su di te e in bocca le fatidiche domande “Com’è andata oggi a scuola” e “Cosa avete fatto”, tu rispondevi sbrigativo “Bene” e “niente” e sfoderavi il Topolino ancora incellofanato, lo aprivi e lo piazzavi aperto davanti al piatto, schermandoti da tutti e leggendo la prima storia lunga durante la minestra, le storielle corte in mezzo al secondo bicchiere di vino dei grandi e quella finale mentre la nonna ti puliva la sogliola.

Quanto. Dieci volte? Venti volte? Chi al mondo possiede un volume, un singolo volume di Topolino che non ha mai riletto? Nella mia libreria ci sono copie consumate, più che dall’usura del tempo, dall’usura del mio sfogliare. E queste pratiche di (ri)lettura sono rilevanti per la fruizione e la comprensione stessa di Topolino e dei suoi innumerevoli livelli. Tra l'altro i mille piani topolineschi seguono una logica davvero mirabile che ne sincronizza la ripetizione con la crescita anagrafica del lettore. 

Primo livello: sono un imberbe fanatico di paperi e topi, torno da scuola il mercoledì e mi fiondo nella buchetta della posta per trovarci il mio bel volumetto. Corro in casa, non saluto nessuno e me lo divoro in mezz'ora. Delle storie che ho appena letto, sia per l'età che per la poca (per ora) esposizione alle stesse, comprendo la trama superficiale, il divertimento bambinesco delle gag e poco altro.

Secondo livello: sono un preadolescente con i baffi e, pur essendo ancora abbonato, non lo sbandiero ai quattro venti. Nella mia stanzetta, di pomeriggio, invece di fare i compiti decido di leggermi un Topolino e riprendo in mano lo stesso che avevo già sfogliato qualche anno prima. Delle storie che ho appena riletto, sia per l'età che per la media esposizione alle stesse, inizio ad assorbirne il lessico, lo stile e a cogliere una morale di fondo.

Terzo livello: ho appena lasciato il paesello per l'università da fuori sede, faccio filosofia o comunque qualcosa di intellettuale e riscopro Topolino come un grande spunto culturale di cui bullarmi, con moderazione, durante le lezioni. Mentre mi fabbrico una sigaretta truccata con la droga decido di ripescare dallo scatolone i Topolini degli anni d'oro '70 e '80 e mi ricapita in mano lo stesso albo di prima. Sulle storie che ho appena ri-riletto, sia per l'età che per la prolungata esposizione alle stesse, comincio a costruire sovrainterpretazioni finissime e allegorie di strutturalisti russi, ammirare la prosa di Cimino, il tratto di Cavazzano e urlare sul divano: QUESTA è grande letteratura!

Quarto, quinto, ennesimo livello: ad libitum.

 

La dinamica stratificatoria, la somma di tutte le letture e di tutte le fasi della vita corrispondenti regola la comprensione, la bellezza e l'innegabile mito di Topolino. Che forse è l'unico prodotto culturale davvero buono per tutti, o almeno l'unico che sembra funzionare così.

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. E con gli anni si finisce inspiegabilmente, almeno nel mio caso, a preferire Topolino agli altri personaggi.
    Bell’articolo! Mi identifico, tranne che per la preadolescenza con i baffi.

  2. Bellissima descrizione, mi ci ritrovo appieno. Ho amato Topolino per anni, ho imparato a conoscere i classici della letteratura interpretati da Pippo, Minni, Paperino, Paperoga, Gastone, Zio Paperone…ci volevo anche fare una tesi, peccato aver trovato tanti professori con il solito sguardo da ‘ma-fai-sul-serio-?’, probabilmente non hanno mai letto Topolino. ( o più semplicemente ho chiesto a quelli sbagliati XD)
    Adoravo il Mercoledì, e più ancora quando c’erano i Mercoledì di Pippo!