La forma dei corpi in Topolino, o apologia dell’imperfezione

La storia delle mutande di Belen Rodriguez a Sanremo è una di quelle storie che vivono di vita propria e quindi crescono, si trasformano in maniera del tutto incontrollata rispetto alle origini: era nata come semplice rappresentazione televisiva, ennesima forma di spettacolo usa e getta per gonfiare facilmente lo share e invece è diventata l'ennesimo pretesto per parlare del ruolo dell'immagine (femminile, ma non solo) nella società dello spettacolo, magari infilandoci qualche citazione di Debord qua e là per sembrare più intellettualoidi. Noi non citeremo Debord e sulla questione "società dell'immagine" diciamo solo che ridurre il tutto a un «E' colpa della televisione e dei media», oltre ad essere vagamente qualunquista, è una banalizzazione del problema. 

Quello che qui a Toporeading ci interessa è, come al solito, come dice anche il titolo della rubrica, Topolino e riconducendo tutto il discorso sull'immagine e sui corpi all'immaginario di Topolino il quadro che viene fuori è di completa rottura con il trend generale degli altri media, di sovversione. Paperina e Minnie sono grasse e basse, completamente fuori dai canoni di bellezza femminile attuali (ma anche da quelli degli anni Cinquanta, considerando che si tratta di un grasso ciccione, non di un grasso con le curve); Clarabella, che è magra, è troppo magra e troppo alta, sproporzionata, da risultare buffa e goffa e lo stesso discorso può valere per Miss Paperett che per quanto sia magra è tutt'altro che sexy; Topolino ha le orecchie grosse, e anzi, le orecchie grosse sono il simbolo del suo successo; Paperoga ha pochi capelli e si potrebbe  continuare quasi all'infinito.

L'unico personaggio che si adatta ai canoni estetici della realtà più degli altri è un personaggio cattivo, Amelia, che ha le fattezze ispirate a Sofia Loren, una delle donne universalmente  ed oggettivamente riconosciute come simbolo di bellezza: andando oltre potremmo ipotizzare che il fatto che il personaggio che più si avvicina all'idea convenzionale di bellezza sia cattivo non sia una casualità ma racchiuda un messaggio preciso, ma magari non è vero e sono solo pippe filosofiche nostre. Quanto agli effetti sull'immaginario – soprattutto infantile – di questa vera e propria apologia dell'imperfezione in Topolino, riflettendo, si capisce che potrebbero essere contrastanti: se, infatti, da un lato, questa frattura con il sistema dell'immagine e della considerazione mediatica ci fa dire «Evviva Topolino!» e anzi, ci fa sperare che la Disney adotti lo stesso spirito anche per le principesse dei film (che invece, sono tutte strafighe) dall'altro ci fa pensare che il buonismo dell'apologia dell'imperfezione di Topolino illude e che crescendo, il passaggio dal mondo-Topolino al mondo-reale potrebbe essere brutale. 

Anche calando e restringendo la questione dei corpi e dell'immagine al solo Topo-immaginario, quindi, come potete leggere, la questione è assai complessa (e anzi, le riflessioni di sopra sono solo un abbozzo del tutto) e l'unica cosa che ci sentiamo di dire con sicurezza è che, nonostante tutto, la questione dell'immagine è affrontata in maniera più profonda in Topolino che in molti altri media. Perciò, «Evviva Topolino!», lo diciamo comunque. 

Eve Blissett 

Eve Blissett

Prendi tutti i personaggi femminili di DFW, aggiungi 1/4 Hermione Granger, 1/4 di Margot Tenenbaum, 1/6 di Holden Caulfield, 1/6 di Daria Morgendorffer, e un pizzico di Dana Scully (per dire solo le prime cose a caso che mi vengono in mente). Aggiungi tatuaggi. Poi shakera come se non ci fosse un domani seguendo il ritmo di She's Lost Control dei Joy Division. And now, get drunk!

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