#Sfamaunoscrittore: Francesco Leto vende il suo romanzo porta a porta

(photocredit: video.corriere)

 

Molti scrittori vivono la promozione come una scocciatura, qualcuno addirittura come una violenza su se stessi e sul libro che hanno scritto. Lo sdegno snob di chi non vuole sporcarsi le mani con la pratica terrena dell'accattatevelo spesso aiuta a esorcizzare l'ansia per il rifiuto, il confronto e l'indifferenza, la paura del destinatario, insomma. C'è anche chi però esorcizza in altra maniera, buttandosi a capofitto ovunque serva, lasciando pudore (e talvolta decenza) a casa. Queste due soluzioni estreme sono anche le meno interessanti e nel mezzo si collocano iniziative come quella di Francesco Leto che, con tanto di hashtag #sfamaunoscrittore, ha provato a vendere il suo romanzo porta a porta. 

C'è questo luogo comune secondo cui la vendita e il fattore economico in sé siano qualcosa di vile che con la letteratura non ha nulla a che fare. Certo, se si scrive un libro solo per soldi è probabile che nella maggior parte dei casi si scriva una schifezza, ma allo stesso tempo non va dimenticato che i più grandi autori di tutti tempi hanno sempre provato anche a camparci con il proprio lavoro, chi ottenendo dei risultati e chi morendo povero e dimenticato. La scrittura è fatica e la fatica deve essere ripagata, stop. Far parte dell'editoria oggi, poi, significa stare al gioco, accettarne le regole, e le regole solo in qualche raro caso vengono ritagliate sul giocatore, perciò in poche parole se vuoi vendere il libro devi promuoverlo, devi rispondere alle cretinate che ti chiedono giornalisti e lettori e devi essere cordiale sui social network. In sostanza devi esserci, e starci

Ora, come si diceva all'inizio il modo per esserci e starci può variare ma è in genere poco sorprendente, perché hai poco da inventarti e quanto inventi troppo la fai fuori dal vaso. Un margine di creatività però c'è e sembra iscriversi a quell'enorme e globale movimento ancora indistinto e solo vagamente annusabile che sta invertendo la rotta, spostandoci dal digitale al reale. Gli ebook, i post degli scrittori su Facebook, i tweet brillanti dei social media manager dell'editoria, tutto ciò sembrava l'America, l'approdo finale, ma la sensazione oggi è che sia qualcosa di provvisorio, in cui tenersi in forma mentre si studia la rotta successiva. E la rotta successiva può avere il sapore di un ritorno, del vintage. 

Va be', tutto questo pippone mi serviva a contestualizzare esperienze come quelle di Walter Lazzarin che vende il suo libro per strada e Francesco Leto, che ha girato un cortometraggio in cui lo si vede vendere il suo romanzo, Il cielo resta quello (Frassinelli), porta a porta, bussando a casa delle vecchie e urlando sotto i balconi come il tipo del camioncino della frutta che passa nei paesi. Ora io non so se Leto abbia venduto porta a porta il romanzo per davvero; i quasi cinque minuti di video sono evidentemente una narrazione romantico-provocatoria, immersa in un'atmosfera a metà tra Il postino e la pubblicità del Galbanino dove tra una pedalata e l'altra Leto inciampa anche un po' nella retorica banale da libro Cuore. Ma non è tanto sulla qualità del cortometraggio che voglio soffermarmi e nemmeno sull'atto di per sé, perché l'idea di vendere il proprio romanzo porta a porta a qualcuno strappa anche un sorriso ma sappiamo tutti che saranno ben pochi quelli che, invogliati dall'esempio di Leto, faranno altrettanto. 

A me interessa soprattutto l'idea con cui si sfrutta la provocazione intrinseca nel contenuto del video (i libri non si vendono, a nessuno interessa leggere, gli scrittori non hanno una lira e bla bla bla) mettendola consapevolmente o inconsapevolmente di lato. C'è, si vede, ma non nasconde il vero messaggio del video, cioè quello promozionale. Sì, perché io alla fine del video ho pensato tante cose tra cui che bello il paesino, che bella l'estate, vorrei fare anche io il bagno al mare, mi piace quella bicicletta e, bingo, chissà com'è il romanzo. Il cortometraggio ha funzionato meglio di un'intervista standard sulla trama, sul come è nata l'idea, sugli scrittori preferiti di Leto e sui progetti futuri di Leto. Meglio di quei penosi booktrailer di cui ai lettori non è mai fregato nulla. Un filmato confezionato discretamente, che con la storia del porta a porta ammicca al lettore e a tutti quelli che con la crisi è un casino e tocca reinventarsi, è semplicemente efficace perché si sgancia dalle solite soluzioni promozionali, senza strafare, eppure incuriosendo.

Lo scopo di Leto non è convincere la signora del video che preferirebbe un libro di ricette o uno con o' commissario, ma convincere lo spettatore, o quanto meno intrigarlo, divertirlo. E la decenza e la delicatezza di base del tentativo meritano il rispetto e l'applauso, specie in un momento dove anche gli sconosciuti ti perseguitano sui social network incollandoti le trame dei loro romanzi per messaggio privato al grido di vedrai ti piacerà. Francesco Leto ci mostra così che un libro può essere venduto senza essere svenduto attraverso tecniche di promozione finto innovative o pose da guru, e che la semplicità può apparire scontata ma anche sempre efficace, se manovrata con garbo. E non è poco.   

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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