Morti bislacche

Nella vita l'unica cosa certa è la morte, si è soliti dire.  Anche nella variante Non c'è nulla di certo in questo mondo, tranne la morte e le tasse, la suddetta rimane una verità inconfutabile.

Non parleremo di tasse in questa sede – sebbene qualcuno sia riuscito a tirar fuori un capolavoro anche da un tema così noioso – e ci limiteremo a una top 5 tanatologica.

Da quelle naturali a quelle più bizzarre, molti dei migliori personaggi letterari ci sono passati. Senza più tornare. 

1. D.F. Wallace, Infinite Jest
In testa alla classifica James O. Incandenza, fondatore dell'Enfield Tennis Academy, esperto di fisica ottica, padre di famiglia, osannato regista e creatore dell'Intrattenimento anche detto, appunto, Infinite Jest. Grande assente di tutto il romanzo, e grande è la sua uscita di scena, raccontata da Hal Incandenza al fratello Orion e al lettore. Lui in Persona – è così che lo chiamano i suoi familiari – sceglie una fine spettacolare e infila la testa nel forno a microonde. Come fa un forno a microonde a funzionare se ha lo sportello aperto? Se lo chiedono un po' tutti ed ecco che Hal spiega: Lui in Persona, che di tecnologia ne sapeva assai e la usava in molti dei suoi film, fa un buco nello sportello, grande poco più della sua testa, riempe di stagnola lo spazio rimanente e via con la cottura. Qui tutta la sua filmografia. 

2. Kevin Brockmeier, Il soffitto
Il protagonista di questa storia breve – proprio mentre scopre il tradimento della moglie – si trova a vivere in un mondo in cui è apparso in cielo un soffitto che scende sempre più in basso. Il mondo gli cade addosso. E continua ad abbassarsi fino ad arrivare al punto in cui il soffitto è alto come un tavolino da caffé. Splendido racconto contenuto in diverse raccolte di McSweeney's (e dove altrimenti?). Ma lo trovate anche qui.

3. George R. R. Martin, Il grande inverno
Khal Drogo è il più potente di tutti i guerrieri Dothraki. Rispettato da tutti per la sua forza, ma anche per il suo onore, ha una chioma fluentissima, secondo la tradizione che impone di tagliarsi i capelli ogni volta che si viene sconfitti. E ciò significa: mai stato sconfitto.
Un guerriero del genere come morirà? Un taglietto sul pettorale sinistro che si infetta gli sarà fatale. Ah, beh. 

4.  Niccolò Ammaniti, L'ultimo capodanno dell'umanità
Un palazzo della periferia di Roma durante l'ultima notte dell'anno. Una fidanzata tradita che si trova un fucile subacqueo tra le mani, botti di capodanno simili a razzi che tornano verso il mittente, proiettili volanti. Un susseguirsi di scene grottesche, ritratti di personaggi ingordi e perversi che danno adito a un climax che culmina nell'esplosione dell'intero palazzo proprio allo scoccare della mezzanotte.
Non ci sarà un nuovo anno per voi, si continua a ripetere, profetica lezione rivolta a tutti. 

5. Saul Bellow, Il dono di Humboldt
Dicono che lo sport faccia bene, io ho sempre avuto delle remore ed ecco qua l'ennesima conferma: giocando a squash – o meglio a paddle ball – si può addirittura morire. Questo è quello che  Humboldt narra sia accaduto in precedenza a qualche sfortunato. Io lo prendo come un avviso, lui nel libro continua a giocarci.

Mi hanno parlato di visconti dimezzati e baroni rampanti, ho riflettuto sulla stupidità della morte di Romeo e Giulietta, ho ripensato a coniglietti e a vergini suicide, ma dovevo pur scegliere.

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

2 Commenti
  1. Morti bislacche = Boris Vian = L’écume des jours

    «Ma lei cosa fa nella vita?» domandò il professore. «Imparo delle cose» disse Colin. «E amo Chloé».

    A spezzare il loro sogno di felicità una ninfea, il simbolo, sotto forma di pianta, della morte che inesorabilmente arriva a decidere le sorti del loro amore.
    La cura che il medico consiglia a Colin per sconfiggere la ninfea dentro al polmone di Chloé:

    «circondarla di fiori tutt’intorno per farle paura»… alla pianta della morte.

    Ma nulla può impedire alla morte di fare il suo ingresso nella vita dei due giovani e tutto ciò che resta dei giorni felici si dissolve, scompare, come la schiuma delle onde quando il mare si ritira.
    Con queste parole: “per me ciccino mio” l’autore dedica a se stesso il romanzo. E poi, mettici pure che muore, non ancora quarantenne, stroncato da un infarto, proprio durante l’anteprima cinematografica di Sputerò sulle vostre tombe!!!
    Bhè, bislacco quanto basta, direi…