Il vagone dei lettori

C’è una cosa che mai e poi mai avrei pensato mi potesse mancare nella vita: il pendolarismo. Partire presto al mattino, non dovermi mettere alla guida, sentire lo sferragliare del treno mentre scruto il paesaggio dal finestrino alla ricerca di qualche cambiamento; sorridere alle stesse facce assonnate ma soprattutto avere due orette di tempo, tra andata e ritorno, da dedicare completamente alla lettura.

Ovviamente, ai tempi dell’università e soprattutto del primo lavoro, il viaggio non era sempre così idilliaco: spesso il vagone era già pieno quindi mi toccava stare in piedi, pressata fra due persone molto più alte di me, che con i loro gomiti non facevano che sbattere contro la mia testa, alimentando la mia dolce emicrania da mattinata cominciata male. E se il posto lo si trovava non sempre si era così fortunati da potersi dedicare al proprio libro. Il pianto di un bambino, la telefonata urlata, l’improvvisato compagno di viaggio troppo curioso: mille nemici pronti a interrompere il mio tanto atteso momento di solitudine fra la folla.

E così, mentre i treni americani regalano piccole gioie ai propri lettori, io ricomincio a sognare il vagone dei lettori, quel treno paradisiaco che tanto vorrei poter trovare quando tornerò a sferragliare di qua e di là per l’Italia.

  • Il lato finestrino: banale ma non troppo. il treno si ferma nella stazione della città più importante fra quella di partenza e quella di arrivo: viaggiatori muniti di borse della spesa, zaini, trolley, vasi di rosmarino (succede realmente) cominciano a lottare per il loro posto (loro e della loro mercanzia). Tu, seduto al lato corridoio con il tuo libro, non solo vieni disturbato durante la lettura ma diventi vittima di gomitate, spinte e bagagli che improvvisamente tentano di essere lanciati proprio sul portaborse sopra la tua testa. Altro che i dolori del giovane Werther: sarai fortunato se scenderai vivo da quel treno. Solo il lato finestrino, nascosto dalla guerra che si scatena nel corridoio, potrà salvare l’impavido lettore.
  • Il silenzio: quello sconosciuto. Esci dal lavoro più tardi del solito quindi inizi a correre per lanciarti sulla metro che ti porterà in stazione e quindi al tuo treno. Ad allietare il tuo breve viaggio c’è un gruppo di ragazzini che sta ascoltando a tutto volume l’ultimo successo (inserire il genere musicale che si odia). Cerchi di resistere, pensi solo al sedile del treno che ti ospiterà durante il ritorno a casa ma stai certo che quando penserai di aver scelto il posto adatto, l’angolino perfetto, arriverà una mamma con un bambino in lacrime che di fronte a te comincerà a urlare ancora più forte del figlio cercando di zittirlo. Ma non ti preoccupare, non sempre è così grave: se sarai fortunato ti capiterà la repressa che starà raccontando all’amica la sofferenza di non trovare un paio di scarpe da abbinare alla nuova borsa e l’assurdità di doverne parlare per l’intero tragitto di sessanta km. Qualsiasi protagonista di una qualsiasi novella di Verga sarà la felicità fatta in terra confrontata alla disperazione dell’improvvisata compagna di viaggio.
     
  • La giusta atmosfera: non voglio l’illusione di essere ai Caraibi (o al Polo Nord). Quante volte, cari lettori, vi siete ritrovati infreddoliti nella vostra canotta, con il bocchettone dell’aria condizionata proprio sopra la vostra testa? E quante volte, al contrario, vi siete fatti una piccola sauna nel vostro maglione di lana preferito mentre la temperatura del vostro treno si alzava sempre di più? Così banale ma così difficile: nel mio vagone dei lettori vorrei avere le condizioni climatiche del mio emisfero.
     
  • Il lettore rispettoso: ovvero non quelli che leggono per farsi notare. Tra lettori ci si intende e tra i pendolari c’è il patto non scritto di rispettare l’uno la lettura dell’altro. I lettori improvvisati, al contrario, quelli che stanno con Bukowski sotto il braccio perché fa figo, si piazzano davanti a te e con fare da maestri cercano di improvvisare un discorso sul perché Bukowski sia meglio di “quello che stai leggendo tu”. Basterà una ricerca approfondita per notare che di quel Bukwoski non han letto nemmeno il numero di opere scritte.
     
  • Un piccolo scaffale: lo so, sono arrivata all’apice del delirio. Ma se è il vagone dei miei sogni perché non osare? Prologo: sei partito di fretta e furia e ti sei scordato di portare un secondo libro, dato che il primo lo stai terminando. Stai per avere un attacco di panico quando laggiù vedi un piccolo scaffale dove ogni lettore può lasciare il proprio libro in cambio di un altro. Succede in diversi luoghi pubblici, in cabine telefoniche e piccoli bar: perché non potrebbe accadere sul treno? Sia mai, poi, che a qualche viaggiatore annoiato non venga voglia di sfogliare qualche pagina pronta ad accogliere fra le righe un nuovo lettore.

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c'è anche una fetta di polenta.

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