I cinque momenti che tutti abbiamo vissuto in una libreria dell’usato

Per il sottoscritto è meglio di un primo piano di Jessica Chastain, più esaltante del nuovo trailer di Star Wars, più godurioso di una generosa porzione di polenta e funghi in una fredda giornata d’autunno. Che cos’è? Facile: è il giretto in libreria dell’usato. Ma non parlo di una qualunque, cioè di quelle accozzaglie di libri dove il massimo che posso trovare è l’intera collezione Urania o in cui il volume più recente è stato stampato da Gutenberg in persona. Parlo di quei luoghi di perdizione in cui posso trovare di tutto: dall’ultimo successo d’oltreoceano pubblicato da Einaudi al volumetto Adelphi che sto cercando da una vita. Per di più in condizioni decenti, spesso eccelse. In più: sconti; molti sconti! Durante l’ultima visita effettuata, ho avuto modo di sperimentare una gamma di situazioni diversificate e intense. Ve le descrivo qui di seguito, sicuro che anche a voi luoghi simili – dalla bancarella alla libreria, passando per la fiera – hanno suscitato reazioni emotive di una certa rilevanza.

State gironzolando fra gli scaffali quando…

Avvistate uno dei libri che vi hanno cambiato la vita. Sconto ghiotto, condizioni perfette.

 

 

 

 

 

 

 

Ne accarezzate la copertina e pensate che qualcuno, comprando quel libro, rivivrà le esperienze che avete vissuto voi. Loro non lo sanno ancora, ma voi sì. Ore di lettura superlative! Gli altri sono giovani padawan, non sanno cosa li aspetti dietro a quella copertina dall’aria invitante. Sfiorate il volume, ci giocate. Sentite una grande vibrazione, una forza misteriosa che esce da quelle pagine. Facendo finta di niente lo spostate un pochino, in modo che sia più visibile. State facendo un servizio all’umanità tutta, state innalzando il livello culturale. Reggerà il cuore del lettore al colpo di scena finale?  

Adocchiate il fuori catalogo che state cercando da una vita. Edizione straordinaria, imperdibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è possibile, eppure è così. L’edizione è quella giusta, lo stato perfetto. Il volumetto vi guarda dallo scaffale, ansioso di saltarvi in tasca. Vi tirate due schiaffi, ma non servono a nulla: perché non è un sogno. Ci riprovate. Chiudete gli occhi e poi li riaprite: lui è sempre lì, in bilico sullo scaffale, quasi volesse andare via da quella libreria polverosa e finire nel vostro sancta sanctorum casalingo. Lo afferrate, lo voltate e  –  diodelcielo! – lo sconto è da capogiro. A quel punto la vostra reazione si fa fisica, morbida e travolgente. Oh, sì, sì! Il libraio vi fissa attonito.

Trovate il libro che avete comprato la settimana prima a prezzo pieno scontato del 75%.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No! Dovevate aspettare! La vocina nella vostra testa aveva ragione, porca miseria! Non avete nemmeno avuto tempo di leggerlo ed eccolo lì, praticamente nuovo e scontato come se non ci fosse un domani. Vi ha portato via tanti dindini e questo proprio non potete sopportarlo.  Dalla pancia monta su la rabbia: avete voglia di prendere a calci la colonna di libri che vi sta di fianco, di bruciare la millesima copia di Siddharta che vi fissa ironica dallo scaffale riservato agli Adelphi d’annata, di prendere a schiaffi la libraia senza un motivo e di agguantare quel bastardo di un libro per poi scaraventarlo a terra. Ma alla fine lo acquistate. Non permetterete che il prossimo goda dello sconto che avete mancato voi. Dovete cancellare l’onta. E poi: due copie a home is melik che one.

Individuate il libro che stavate cercando da millenni, lo prendete, iniziate a sfogliarlo e…

 

 

 

 

 

 

Puah. Sottolineature con inchiostro blu. Appunti a margine in rosa. Interi paragrafi evidenziati col verde. Macchie di caffè. Caccole secche. La prima pagina stuprata da un orribile timbro personale con tanto di blasone e motto della casata in stile Game Of Thrones. E poi: le orecchie alle pagine. A tutto c’è un limite. Esiste un’etica (e un’estetica) sulla quale non siete disposti a transigere. Non importa che sia la prima volta che trovate quel libro in dieci anni a un prezzo che definire invitante è un eufemismo. Sarebbe irrispettoso comprarlo. Vi costringete a metterlo a posto, col peso nel cuore e lo schifo nello sguardo. Disgustati dall’umanità, vi allontanate scioccati. Almeno, vi ripetete per tentare di sollevare il morale a terra, avete risparmiato.

Eccolo! Eccone un altro. Aspetta aspetta, guarda questo! E là dietro…

 

 

 

 

 

Sì! I quarantanove racconti di Hemingway in questa edizione mi servivan… aaah! L’ultimo saggio di Irving D. Yalom in condizioni perfette, lo devo assolutamente compr… Grande Giove! David Forster Wallace come nuovo, la nuova raccolta di George Saunders usata ma perfetta e I Detective Selvaggi di Bolaño a metà prezzo. Una trimurti sacra al prezzo di uno. Sono dei must have, non è possibile abbandonarli in questa buia libreria, proprio no. Cominciate a non connettere più. Questo o quello? Questi due qui o quei tre là? Gironzolate per la libreria in preda al nervoso. Avete soltanto venti euro nel portafogli, dovete fare una scelta. Dovete farla! E scegliere non è mai stato, purtroppo, il vostro forte. Poi arriva la lampadina. Che sciocchi, avete dietro il bancomat! Sorridete, sudati fino alle mutande. Alla fine li prendete tutti quanti, tanto a casa avete ancora un posticino disponibile nell’armadio sul balcone.  

Danilo Zagaria

Biologo torinese non praticante, accumula libri e qualche volta li legge. Ogni tanto corre, meno spesso scrive.

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