I 5 tipi di scaffale della libreria (che tutti abbiamo in casa)

Leggete pure, non è un articolo per i fissati di design. 

I requisiti minimi per intrattenervi con questa top five – guarda caso sono proprio cinque – li reperirete facilmente:
1. avere una casa (o una stanzetta),

2. sapere leggere,

3. essere andati a scuola (e dunque possedere un minimo sindacale di libri, vale anche il sussidiario),

4. fare saltuari acquisti in libreria (vale anche comprare le copertine belle, vale anche Amazon, valgono anche le riviste),

5. desiderare un minimo, ma davvero minimo, di ordine intorno a sé (che può essere anche caos orgaizzato).

Ci siete? Bene. Sto per elencarvi cinque tipi di scaffale in cui si suddivide la vostra libreria, nonché il nostro rapporto con i suddetti. Portare consapevolezza sulla relazione che ci si trova a coltivare con la libreria di casa potrebbe risultare quasi terapeutico: se ci pensate, è un aspetto intrattenuto da molti, moltissimi di noi, ma analizzato da pochi. Togliamolo dalla nicchia della lettura, dell'identificazione nerd, della letteratura, del mito della persona da cento libri l'anno, sono tutti specchietti in cui ci si riflette volentieri per fare gruppo (tra introversi).
Non vi parlerò dunque di una nuova casellina da spuntare sul curriculum vitae della perfetta donna o del perfetto uomo di lettere, ma di una sincera analisi dei movimenti e delle stasi intellettuali ai quali siamo soggetti e come questi si proiettino facilissimamente sulla materia mentale che sono i libri in realtà (dopo essere, è vero, talvolta stupendi oggetti di design). E quindi:

5) Lo scaffale di bellezza. Partiamo dall'estetica: lo si ha proprio tutti. E fa sentire bene, come dopo una piega dal parrucchiere, si va in giro volentieri sperando segretamente di incontrare l'ex. Ecco quando sistemi questo scaffale – e ti accorgi di quanto sia delizioso per l'occhio – quasi speri ti piombi in casa la suocera. In genere ospita anche qualche soprammobile a reggere delle edizioni molto belle, che varieranno a seconda dello stile dell'arredamento. Edizioni vintange prese sulle bancarelle, se siete dei classici arredatori nostalgici della casa genitoriale. Edizioni Taschen, edizioni grafiche, i Meridiani (che non si vendono al metro)… e così via. Una particolarità che mi fa tenerezza: coloro che vivono ancora in cameretta cullano lo scaffale di bellezza nei sogni e si ritrovano con le loro bellissime edizioni di pregio messe in orizzontale (così non si scolla/rovina la costa del libro) nei pochi angoli rimasti disponibili, gli unici che spolvereranno in autonomia, dove saltuariamente appoggeranno oggettini cari o un bicchierino con un fiore. Una volta trasferiti, sarà la prima cosa che sistemeranno nella nuova casa. I sanitari possono aspettare.

4) Quello in alto. Oh beh, qui ci finisce persino la feccia, perché a volte è tanto in alto da non vedersi, quindi il senso di colpa da rappresentanza decresce. Ad esempio, io ci metto persino le riviste che proprio non mi sento di buttare, oppure quei libri che poi sono dei manuali noiosissimi. Ecco quest'ultima cosa accade soprattutto se si dividono i libri per genere e non per ordine alfabetico. In alto ci vanno quasi sempre le a e a me personalmente  piange il cuore relegare ad altezze montane le bellissime edizioni austeniane che si collezionano in una vita o le Bronte o Baudelaire… molto meglio buttarci i vari Excel for dummies o la biografia di Jenna Jameson e dimenticarsene. 

3) Quello immobile. Occhio che non è quello di bellezza, è lo scaffale immobile. Non è che non si cambia perché è grazioso e sta bene, non si cambia per pura scaramanzia, per puro bilancio energetico, perché è perfetto così e se si sposta un solo volume, di un solo millimetro, si è certi che il baricentro cosmico ne risentirebbe in modo irreparabile. Piuttosto si cambiano i ripiani intorno, questo no, rimane come è, anche se il libro appena preso riempirebbe alla perfezione proprio l'unica fessura rimasta vuota, lì, sì, basta che sposti solo un secondo il… No, non ci siamo capiti, così è e attenti anche a passare lo straccio, si potrebbero modificare le sensazioni che ho provato nel leggere quei libri, no no, fa niente, se non togli bene la polvere. Qui si è nel feticcio e non conosco una sola persona che ami leggere priva della punta di insicurezza universale che le permetta di giustificare tutto ciò.

2) Lo scaffale mobile è lo scaffale che un mese è sopra la tv, il mese dopo viene in camera accanto al letto, mentre al cambio di stagione lo si piazza in sala vicino alla finestra, che prende luce. Si tratta dello spazio che viene gestito a pacchetto, un onesto forfettario di libri che si ama leggere e rileggere, consultare, che si vuole avere a portata di mano, che non deve capitare di dimenticare dove si sono messi perché sarebbe un peccato, perché solo a guardarli ci si mette in moto il cervello, potrei sempre consigliarlo, vorrei proprio che tizio lo leggesse. Insomma è un feticcio al contrario: non è sacro, si arricchisce o s'impoverisce nel caso un volume abbia davvero fatto il suo tempo, però ecco, è un ripiano che bisogna tenere vicino perché comunica con i metri cubi di aria che ha intorno, ci parla, se tendiamo l'occhio. 

1) Quello indeciso o lo scaffale dei regali. Chi lavora nell'editoria e qualche volta riceve copie di libri da recensire, sa di che cosa sto parlando. Ma lo sa benissimo anche chi ormai è stato bollato come il lettore della famiglia o del gruppo di amici e riceve in regalo dei libri che francamente boh. Oppure vai alle presentazioni e che fai, non lo compri? Oppure si parla tanto di quel classico che ci si sente una lacuna con l'eco allora prendi l'edizione economica e… insomma, li piazzi lì, tutti questi libri, li piazzi lì in attesa del giorno del giudizio universale. Per gli ottimisti in attesa di quel giorno chimerico in cui  si saranno finiti tutti i libri sulla lista delle letture che davvero interessano e allora si avrà il tempo (ahahah) di leggere qualcosa così, su cui non si aveva scommesso. Che ridere, vero? Molto più probabile che arrivi prima, assai prima, il giorno del trasloco o un rinnovo locali, quando si dovrà costruire per tali titoli in sospeso una nuova sala d'attesa. Ah, qui l'estetica proprio non conta, si affiancano copertine eterogenee a caso e dopo qualche tempo si è persino quasi disposti a regalarli. Dico davvero. 

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

1 Commento