Cinque modi in cui spendiamo i nostri soldi quando parliamo di libri

È una questione di soldi, lo è sempre. 

Lo è anche per i libri, al bando la pudicizia, dai. Ecco come mi oriento per gli investimenti economici relativi alla lettura e alle edizioni da prediligere: spero – per sineddoche, una singola lettrice per voi mondo di lettori – vi ritroviate in queste mie abitudini. 

5) I Meridiani: bad choice. O meglio, se si vuole assaporare davvero un autore, questa edizione fa da deterrente. Avete presente la Bibbia? Ecco forse si legge così poco anche per via della carta velina su cui si ostiano a stamparla (ok, è una scusa, ma mi pare valida). Se si ama così tanto un autore da volere leggere qualunque sillaba egli abbia scritto, spesso si cede. Io ci ho messo quattro volumi per capirlo (Baudelaire, Rimbaud, Wilde, Carver): non appena paghi il Meridiano, non ne leggerai più una sola riga. Guardate che è vero. Poi, ottima è anche la motivazione “almeno ce l’ho tutto lì”, un corredo per i posteri, d’accordo. Però sappiate che esiste gente reale che crede si comprino a metro, ci penserei bene prima di essere equiparato a certi soggetti. Molto meglio cento edizioni paperback da orecchiare, annotare, sottolineare, per chi lo fa.

4) La copertina rigida: Nì, cioè se proprio non ho alternative. Mi fa un po’ imbarazzo, mi sa subito di pretenzioso, mi sa di chi si prende troppo sul serio, un “Oh, guarda che io sono autorevole” . Poi è scomodo da leggere da stravaccata, la mia posizione di elezione per l’attività: mi segna la pelle tra pollice e indice e mi appesantisce il polso, devo fare le pause, con la concentrazione che ho, non è proprio il massimo. Se poi leggete seduti, a mo’ di studente, allora sì, è più comodo del paperback (anche lui però, dopo pagina 100 s’è già adattato a stare bello aperto, da bravo bambino).

3) La copia vintage: un tempo, quando le bancarelle di Sant’Ambrogio erano ancora nella Milano medievale in luogo del circo attuale, ero un’avida cacciatrice di banchetti di libri vecchi. Non solo in quella occasione, sebbene fosse la mia preferita. Ce n'erano talmente tante, che i prezzi erano davvero stracciati e molti venditori avevano anche stampe antiche affatto trascurabili. Facevo bene a spendere così i miei soldi, ne ho guadagnato incommensurabili tesori di lettura sconosciuta ai più tra i contemporanei, a pochi spicci e quei pochi spicci hanno costruito una parte fondamentale di ciò che sono oggi, della mia cultura eclettica, che non baratterei con nessuno al mondo. Simili edizioni, se non super malconce, sono anche esteticamente belle, belle da esporre in libreria, belle perché trasudano storia non solo nei contenuti, ma anche nell’acconciatura, emanano un pochino dell’essenza dei loro anni e sinceramente, avere una goccia di anni Venti – ad esempio – nella mia libreria mi fa sentire impagabilmente speciale. 

2) Il paperback: A me non dispiace la filosofia di spendere meno solo perché la copertina si può rovinare e si fanno le orecchie. Però a me della forma non frega niente in assoluto, dunque potrei anche non fare testo. Quando si parla di libri la quantità conta, fermamente convinta come sono che anche le letture trash aiutino nella formazione di una mente affilata, l’importante è che suscino interesse, che ci si appassioni. Dunque evviva i paperback! Che poi due cose: non sono un po’ ridicoli i libri, che una parte di te sa già che lasceranno il tempo che trovano, stampati in pompa magna? Ultima roba: leggi un libro che vuoi tatuarti in fronte, magari in una edizione non tua (vedi sotto) di qualche anno prima, vai a cercarlo per l’acquisto, disposto ad averlo anche in rifinitura con miniature a foglia d’oro e scopri che ora è dispinibile solo l’Oscar Mondadori con tutto il corredo di paperback e sbavature di colla e cartaccia marrone? Ma che cacchio ha il mondo che non va?!

1) La copia della biblioteca: my favourite. Se la biblioteca è figa e il personale che ci lavora non è di carta vetrata, la frequentazione della biblioteca pubblica è uno dei piaceri della vita, letteralmente. Si entra in un posto silenzioso, in genere si percorre un corridoio o si sale una scala, poi il paradiso del libro è lì per te ed è gratis! Guardate che vi si frigge il cervello, se ci pensate bene. Di più: potete portarvi a casa un pezzo di Eden, anzi, in genere fino a cinque pezzi di Eden, che rimarranno con voi per un mese, ma poi c’è il rinnovo, che molte strutture ora offrono persino online o mal che vada al telefono. Dai, è bellissimo! Personalmente, ne ho una vicino casa e la frequento spesso. Per quanto riguarda la nostra copia faccio così: ricorro alla versione biblio quando non ho tantissimi soldi da investire, allora prendo in prestito, leggo e se mi piace lo compro in un secondo momento, quando posso. Oppure non voglio affollare troppo lo scaffale dei libri che ho ancora lì in attesa della mia attenzione: faccio la stessa cosa, lo prendo in biblioteca e vedo se ne vale la pena. Se sommate i due aspetti, spendere soldi per un libro che era un abbaglio e lasciarlo anche lì a prendere polvere quando il mondo è pieno di libri belli che aspettano me e la mia libreria non è infinita, allora la biblioteca vince a mani basse.

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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