Aspettative VS Realtà

Quando stai sfrecciando sulla tua utilitaria e da lontano vedi il semaforo verde e preghi che rimanga tale e invece quando ci arrivi vicino già è arancio e ti tocca inchiodare per non rischiare la vita passando con il rosso. Quando l’amico carino su Facebook ti nota e ti chiede ti uscire ma poi scopri che ciò che scrive sul suo profilo non è farina del suo sacco ma un copia e incolla da Google. Quando il tuo ragazzo se ne va con un’altra e ovviamente è la ragazza che odi sin dall’asilo. Quando pensi che hai trovato il lavoro della tua vita e invece dopo il colloquio ti rispondono “le faremo sapere”. Quando vorresti solo bere un aperitivo con gli amici ma stai seduta al tavolo da quindici minuti ad aspettare perché il cameriere è preso a chiacchierare con la signorina tutta mascara seduta al bancone. Insomma, le aspettative sono un’eterna e continua lotta contro la realtà, quella pungente e scomoda concretezza che le cose non possono sempre andare come vorresti. Accade nella vita, in fila alla cassa del supermercato, mentre si aspetta il colpo di fortuna, ma accade anche mentre si legge. E lì, per un vero lettore, è un vero e proprio massacro psicologico.

Nella mia lunga e intensa vita da lettrice, per esempio, ho incontrato tantissimi libri che per la loro copertina e il loro titolo mi hanno colpito tanto da spingermi a comprarli a occhi chiusi, senza nemmeno leggere una recensione e, soprattutto, senza il parere di nessun amico lettore. Se a volte ho acquistato pagine di una bellezza sopraffina, la metà delle volte mi sono ritrovata sugli scaffali dei libri insignificanti, con mille difetti e mille pagine che avrei voluto strappare e lanciare nel camino: un poco di calore sarebbe stato molto più gratificante di quelle storie banali con protagonisti antipatici. Volete degli esempi? Ecco cinque libri che – non si offendano scrittori e lettori – tengo in libreria solo in caso di necessità di legna da ardere.

  • Una settimana all’aeroporto di Alain de Botton

Avevo appena terminato la lettura di Una cosa divertente che non farò mai più del tanto amato e divinizzato D.F. Wallace, quando casualmente incappai nella copia di questo piccolo lavoro di Alain De Botton che, sostanzialmente, amavo immensamente per il suo Architettura e felicità e L’arte di Viaggiare. Bastarono poche pagine, però, per capire che l’idea dello “scrittore-residente” in uno degli aeroporti più importanti del mondo (lo scalo londinese di Heathrow) non era assolutamente ciò che mi ero immaginata. Se sognavo storie di addii e di ritorni, di chi parte con mille speranze e di chi torna a casa con l’amaro in bocca, mi ritrovai, al contrario,con un qualcosa che mi ricordò molto il reportage dello scrittore statunitense appena citato, trascrivendo, però, solo qualche scatto rubato qua e là che di per sé non mi trasmise nulla ma, anzi, disse veramente poco di un luogo, come l’aeroporto, così colmo di aspettative e sogni ad occhi aperti (e, spesso, di taglienti realtà una volta terminato il viaggio).

  • Ragazza in un giardino di Anne Tyler

Innamoratissima de L’albero delle lattine (un libro di una delicatezza estrema da lasciare il lettore con le lacrime agli occhi e il cuore che batte all’impazzata), non esitai di fronte alla copia di Ragazza in un giardino ritrovata in un mercatino durante una gita pomeridiana in città. Ma, ahimè, quale delusione nello scoprire che questa volta, Anne Tyler si era lasciata andare ad una storia così melensa, poco credibile, tutta fatta di cliché e stereotipi raccapriccianti! Saranno stati solo cinque euro ma con quei soldini mi sarei potuta bere quasi due spritz nel mio piccolo paese di provincia..

  • La lettera d’amore di Cathleen Schine

Ecco, da questo forse ce lo si doveva aspettare ma il cuore è debole e a volte, malgrado la corazza di ferro che ognuno cerca di costruirsi, abbiamo bisogno di storie tenere che ci commuovano un poco e ci facciano sognare a occhi aperti. Un bisogno più che umano, insomma, che però è stato subito distrutto da paragrafi al limite del diabete, da una trama talmente patetica che nemmeno nella peggior puntata di Beautiful si sarebbero potute sentire frasi più scontate, dette poi (oltre al danno la beffa!) con il più piatto impatto emotivo di sempre. La morale? Il lettore, invece di sciogliersi davanti alla potenza dell’amore, viene preso da un istinto omicida che si trasforma in rabbia isterica davanti alle foto degli amici di Facebook che in quel momento paiono tutti innamorati. Tutti, meno il lettore in questione.

  • Il meglio che possa capitare a una brioche di Pablo Tusset

Dovevo partire per una vacanza con degli amici, nulla di che, semplicemente un po’ di vinello e buona compagnia tra cui, ovviamente, un libro leggero da portare con me per rallegrare il già felice animo. Il titolo mi aveva colpito tantissimo e anche la trama, seppur un poco rocambolesca, sembrava l’ideale per una vacanza senza pensieri: ma le aspettative non sono la realtà, ovviamente. Per farla breve ecco cosa vidi (e vissi) in tre soli giorni: la fine di quattro relazioni importanti, la fine di tre amicizie longeve, la lettura di un libro fastidioso che non mi aiutò per nulla a risollevare il morale di tutti noi poveri vacanzieri il cui viaggio di ritorno fu di una tristezza incredibile, circondato da un silenzio assordante. E io, con questo libro in mano, che volevo lanciare dal finestrino del treno.

  • Il club dei filosofi dilettanti di Alexander McCall

Ed eccolo qui, il libro dalla copertina coloratissima, dal titolo promettente e dalla sicurezza di trovare qualcosa di divertente, una nuova signora in giallo, la signora Isabel Dalhousie, che ci avrebbe dovuto far passare una domenica all’insegna del noir con un pizzico di gossip. Ma cosa succede quando si legge un giallo di cui già al secondo capitolo si capisce tutto ciò che sta per accadere? Quando non c’è nemmeno la curiosità di scoprire se la nipote della protagonista si sposerà con quel bel figliolo di nome Toby o se semplicemente è tutto un parole e parole ma pochissimi fatti? Un noir, dopotutto, ha anche bisogno di azione, non solo di biscottini inzuppati nel tè. Da domenica in giallo a domenica grigia il passo è breve.

E voi? Vi siete mai lanciati in libreria per degli acquisti ad occhi chiusi per poi ritrovarvi in una valle di lacrime a rodervi il fegato per la triste realtà?

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c'è anche una fetta di polenta.

2 Commenti
  1. Una marea di volte. E tutte ho sofferto. Perchè abbandonare un libro mi fa tanta rabbia. Per i soldi spesi, per le aspettative deluse, appunto. I più recenti sono stati “In stato di ebrezza” di James Franco (racconti tanto simili ad una sequela di temini delle medie), e “Hotel Bosforo” di Esmahan Aykol (presuntuoso tentativo di giallo a tinte forti, tanto presuntuoso). Il primo non sono riuscita a finirlo, il secondo per finirlo ho dovuto fustigarmi. Che tristezza però 🙁

  2. E “L’albero delle lattine” l’ho appena inserito nella Lista dei desideri, quindi occhio anche tu Nellie a non deludere le aspettative.