Quando una conferenza è altamente erotica

Con questo articolo chiudo il mio personale trittico dedicato ad alcuni scritti di Igor Sibaldi. 

Non potrebbe esserci migliore conclusione di un incontro con l’autore, direte voi: ebbene c’è stato e, ahimè, è stato pubblico.

D’accordo scherzo, ma posso permettermelo qui su Cunnilibrus. In realtà faccio come quei maschi in palestra, tutti un “cosa farei a quella” e poi sono le pistole più veloci del west. Ecco, le rare volte che ho approcciato l’autore per la firma sulla copia del libro – notare la goffaggine di andare sempre con un libro diverso da quello presentato, perché io ho i miei tempi, dannazione – ho biascicato parole incomprensibili, afferrando la metà delle sue deliziose chiacchiere. Ha dovuto ripetere due volte, ogni volta, “Allora, che nome devo mettere?”. Ecco.

Che cosa ci azzecca tutto ciò in una rubrica di letteratura erotica mentre parlo per l’ultima volta del libro Eros e amore? Ci azzecca, perché dopo averlo letto, ho capito che la mia non è solo timidezza, è proprio Eros, una dimostrazione pratica.

Ovvero, trovo così bello e amabile quanto dice Igor Sibaldi, che come un missile diretto nello spazio a una velocità supersonica e senza fermate intermedie, Eros mi ingloba e mi catapulta all’istante in un altro mondo, più alto – forse potrei farmi capire dicendo iperuranico -, dal quale torno solo con uno sberlone, metaforico, un grammo di brutta ordinarietà basta. E sapete come si torna da tale altrove? Incinta. 

Non preoccupatevi lettrici, potete andare a sentire Sibaldi senza contraccettivi sotto la lingua, intendo incinte di novità, di cose, di idee e pensieri pronti a concretizzarsi, che prima non esistevano, anzi, non erano nemmeno concepibili per la persona che ora le culla nel grembo (figurato). Quando mi va male, torno con la voglia di scrivere un articolo o di leggere un titolo suggerito (e ne suggerisce sempre un sacco) o di andare avanti con quanto sto scrivendo, rallentata dalla vergogna che per le persone sembra doversi provare quando ci si scopre poeti o romanzieri.

Questo mal che vada.

Ben che vada sto un gran male, proprio come quando si partorisce. Le parole che hanno scatenato Eros infatti sono come l’ossitocina che sparano in vena se il travaglio va per le lunghe, fanno cioè affiorare, indipendentemente dal volere della madre, verità che cambiano e sistemano, mostrandoteli una volta per tutte, i contrasti serpeggianti sotto pelle, le anisette croniche che peggiorano di tanto la vita, ma che ci si tiene come le copertine di Linus perché senza sembra che si sprofondi nel vuoto, privi di appigli. 

Eros quando arriva porta a realizzare cose molto belle: rileggete, non sarebbe questa una calzante definizione dell’amore, la parola più misteriosa e svuotata della terra? Non ci si sente così ispiranti quando si ama?

Dunque vi consiglio assolutamente di leggere Eros e Amore, soprattutto se siete disincantati, delusi, amareggiati, o peggio (o meglio) disorientati nel vostro deserto personale. Leggendolo si capisce, tra l'altro, il significato di tanti modi di dire, anche di altre lingue, sapete, si dice spesso che dio è amore, l’amore è tutto intorno a noi, love is in the air… eccetera? Quando arriverete a pagina 236 simili parole, che a volte si dicono giusto per dare aria alla lingua, vi appariranno magnificamente concrete, vi sembrerà – e ve lo prometto – di nuotare intorno a concetti concreti, che daranno un energico colpo di coda all’inconsistenza regnante – senza nessuna ragion d’essere, ecco la bella notizia – intorno al concetto di amore.

È una questione di parole: amore è inconsistente, ma gli altri nomi specifici, pieni di senso, che si possono utilizzare per parlarne, no. Fidatevi e apritevi a una consapevolezza che può cambiare la vita o almeno abbellirla un po’.

Il potere dei libri, poi, non è molto altro. 

Sopra: L’autore il 28 aprile alla Mondadori di via Marghera, Milano. Immagine di Erminia Briscese. Quella in copertina è di Sergio Ragaini.

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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