L’eros è qualcosa di vastissimo, ma ci sta in un libro

anteprima-del-libro-eros-e-amore-di-igor-sibaldi_1632

Igor Sibaldi ha poche recensioni e infatti questa non è una recensione. 

Il suo Eros e amore non l’ho ancora letto, ma è qui, sul mio tavolo, che mi fa l’occhiolino e non riesco a resistergli. Voglio parlare di lui, anche a scatola chiusa, o quasi.

Si dà il caso che io segua Sibaldi su tanti altri fronti oltre a quello letterario: lui è uno che parla molto e parla molto amabilmente, le sue conferenze costano poco, durano assai e sono iper interessanti. Si va dalla filologia, alla filosofia, alla Commedia, alle avventure dei panettieri di Milano (magari un giorno vi spiegherò). Parla anche di Borges.

Partecipandovi capita di sentirsi di nuovo nella Londra di Conan Doyle, dove teatri e saloni ospitavano incontri su teorie nuove, su idee fuori dal coro, dalle quali si usciva con le rotelle del cervello in movimento, dalle quali si usciva e ci si accorgeva che il mondo è davvero in technicolor… nonostante la nebbia e lo smog che in quella Londra immagino dovessero per forza esserci.

Insomma, quando sento parlare e leggo Igor Sibaldi mi sveglio dal sonno della ragione. Una delle mie ultime conversazioni interiori verteva proprio sul che cosa sia l’amore, sul quanto si sia in balia del tutto e del nulla quando si cerca di parlarne, di più ancora quando si cerca di definirlo. E che cosa ha in comune l’amore con il sesso? Che cosa è il sesso poi? L’atto o il desiderio? Me lo chiedevo anche in relazione a questa rubrica, si può parlare di letteratura erotica solo affrontando le malformazioni dell’eros? Perché è chiaro come molte espressioni di tale letteratura lo siano.

Mi perdo in questi pensieri, non trovo una risposta, quasi mi arrendo a non trovarla e, bam, mi imbatto in questo libro. 

** A onore del vero, mi imbatto prima in Io amo di Vito Mancuso (dovevano essere proprio nell’aria queste domande), il quale, nonostante la mia prorompente vena anticlericale, mi era sempre sembrata una persona e uno studioso a posto. Inizio a leggerlo: il mio fegato e la mia tiroide sovraccarica non riescono a tollerare la portata delle banalità col sorrisetto che scrive. Quasi volesse dire le stesse cose che dice Sibaldi – come sto per scoprire – ma non osasse (chissà perché). A parte la velata misoginia che immagino un appartenente a quella cricca debba possedere di default, mi ricordo che azzardò un parallelo tra uomo e universo come fosse novità, come se fosse coraggioso a cimentarvisi (perché sai la Chiesa…). Lo richiudo. **

Eros e amore è una delle ultime uscite di questo prolificissimo autore: se ne sentiva il bisogno. Non credo di essere l’unica ad avere anelato –  ad anelare tuttora – alla chiarezza in questo campo, in cui se si esula dal Bacio Perugina e dai buoni sentimenti, ci si può sentire già avanti, in cui amore vince su tutto e tutto comprende, con l’automatica conseguenza di risultarne talmente svuotato di contenuti da creare un disorientamento sociale importante. E non esagero. Si va a vedere Cinquanta sfumature di grigio e ci si chiede: ma dove sta l’erotismo in tutto ciò? Davvero è possibile scambiare pesanti complessi dovuti a traumi infantili per una libera scelta di piacere?

Se ciò accade, significa che libri come quello di Sibaldi sono molto necessari, se non addirittura salvifici. Un vero e proprio apparato critico alle scelte mainstream che forse può fungere da bussola per coloro che si sentorno smarriti perché, non importa quanto assiduamente ci provino, in quel flusso non riescono a entrare. 

Ho qualche ragione di temere però. Temo innanzitutto che analizzando l'agomento in modo preciso, coraggioso, inesorabile, partendo da inconfutabili radici, Sibaldi confermi la sua tendenza alle poche recensioni. Temo inoltre che il libro sia talmente di sostanza che possa fare fatica a raggiungere coloro che ne hanno più bisogno. Temo infine che lo strillo da Harmony sul retro copertina – e la copertina stessa, vagamente retro e già vista – scoraggino anche i ben intenzionati. 

Vi saprò dire comunque nella prossima puntata, per il momento vi basti sapere che ho ottime ragione per pensare che dentro questo libro sia contenuta la totalità di quanto, tout court e senza soddisfazione, chiamiamo amore.

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

4 Commenti